CIRIACA ERRE  
 
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ELENCO OPERE
please don’t move ’10
can i have another question? istallaz. ’08’-11’
fragile 2008- 2010
sospensione del giudizo (epochè) 2008
real...game 2008
ciconia nigra 2008
don’t walk outside this area ’06
good luck 2008
is any similarity to persons or events purely coincidental? 2007
il giorno e la notte hanno lo specchio giusto, l’uomo no ’06
let me stay here 2005
please don’t use me 2004
 
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please don’t use me 2004
Lugano
milano
venezia
-PLEASE don’t USE ME-
E’ un intervento di arte contemporanea che entra nella vita quotidiana della città, che ha come "s-oggetto" un elemento urbano.
Si pone come obbiettivo la difesa dell’infanzia e dei nostri sentimenti piu’ puri. La sua forza stà nella semlicità e consiste nel rivestire i cestini con i primi piani dei visi di bambini addormentati con la scritta: -please don’t use me-
Con quest’opera rifletto su quanto la nostra società, la famiglia, le conoscenze, il contesto sociale, i mass media, confondano l’educare (da educere ossia tirare fuori) con il sedurre (condurre a se). Forse questo è la manipolazione, il plagio piu’ grande della nostra società: inquinare la mente di un bambino.
Il nostro mondo è oberrato di risposte senza che nessuno di noi abbia posto un’autentica domanda.
Si continua a condurre verso le nostre verità, appartenenti al nostro passato, le generazioni che appartengono al futuro.
I bambini sono piu’ vicini di noi alla verità, e noi gli inculchiamo religioni, paure, politiche, idee di felicità, di amore, di successo, di abbigliamento, di tempo, false verità, in quanto prese a prestito, le uniche verità sono quelle sperimentate in prima persona.
I figli non ci appartengono sono la sete che la vita ha di se stessa, e noi continuiamo a dargli delle risposte ma loro hanno bisogno di imparare a porsi delle domande.
Il dubbio è un processo di pulizia e libera la mente da ogni immondizia.
Qui il simbolo del cestino si rivela disarmante nella sua dimensione/funzione, tanto piccola quanto importante, di sensibilizzazione alla civiltà, al progresso al rispetto e alla pulizia nel senso piu’ vasto del termine.
Perche l’arte contemporanea puo’ comunicare anche senza scandalizzare.




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